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domenica 17 agosto 2008

Newsletter del 18 agosto 2008 - La prima fede

La prima fede è nel tuo cuore,
cercala
cercati
e cerca gli altri.

Insieme verso un domani di luce.



Favole Fresche

La Montagna

La vita è dipinto che cela dipinto, le rondini non sono rondini, i fiori non sono fiori e le montagne non sono montagne, la vita è cuore che copre cuore, la vita è amore che affonda radici nella diversità, solo quando nel diverso avremo riconosciuto il legame indissolubile che ci rendere fili di una stessa trama, avremo compreso quanto la vita ci ama.

…continua


L’Abito di Carne

Creatura cara, ogni abito di carne racchiude un fiasco da riempire, gli occhi cercheranno nel mondo esterno la fonte che disseta l’arsura della vita, trovando solo oasi momentanee, è quella sarà la palestra che vi aiuterà a riconoscere la sorgente di acqua viva, la fonte che eternamente disseta è nel vostro cuore.

…continua


L’Esempio

Ci saranno sentieri diversi per occhi distratti, ma il sentiero è, e resterà unico, la vita è unica, il cammino è unico, ogni cosa congiungerà tutti e tutto in un solo mare.

…continua


Favole Stagionate

Sino al deserto e Oltre

Sino al deserto e oltreTu sei in errore, le passioni non sono il motore del vivere, ma ne sono i maestri, quando l’uomo avrà superato tutte le sue passioni, si troverà a vivere nel mondo senza attaccamenti ed è allora che incomincerà a vivere davvero. Quel distacco che tu senti come morte, altro non è che un trampolino di lancio verso il vero vivere.

…continua


Marco Montalto logo per Ars Scrivendi

Ci stupisce ancora Marco e la sua matita intrisa di cuore.

…continua


Un entusiasmante video del mio nuovo amico

AQUILA SENZA NIDO

INDIMENTICABILE ILLUMINATI

…continua


Oggi che senti la vita scorrerti tra le mani,
non arrenderti,
guarda avanti,
sogna nel domani,
vivi costruendo
è in te quel seme che fiorirà in un domani di luce.
Vivi!!!

Cleonice Parisi



DIECI LIBRI PER I PRIMI DIECI

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giovedì 7 agosto 2008

Un pesce fuor d’acqua



Un pesce fuor d’acqua

tratto dal libro “La Piccola Voce”

Sal era un pesciolino alquanto anomalo, amava nuotare a pelo d’acqua, a differenza di tutti gli altri pesci della sua comunità che nuotavano ad una certa profondità. Gli abissi del mare per Sal però erano troppo bui, ed egli aveva sempre cercato di raggiungere quella luce chiara che fievolmente filtrava attraverso la superficie dell’acqua. A causa di questo suo modo d’essere, il pesciolino era da tutti considerato un diverso e per questo isolato. Talvolta Sal correva tra le lacrime dalla sua mamma, che lo amava più di ogni altra cosa, e che era solita dirgli:

· Tesoro, la diversità non è un difetto ma è il secondo nome della normalità, quello che siamo soliti non usare. La regola che governa il nostro mondo si basa sul principio della promiscuità o diversità. Non esiste in natura nessuna cosa identica all’altra, anche ciò che appare un gruppo omogeneo è a sua volta composto da individui diversi gli uni dagli altri.
Prendi per esempio quel gruppetto di alghe e osservale, vedrai che seppur ti appaiono tutte identiche, prese singolarmente sono una diversa dall’altra.
Tutto in natura segue la stessa legge, pertanto che tu sia diverso non mi fa meraviglia perché siamo tutti diversi. Ma talvolta preferiamo guardare la diversità negli occhi degli altri piuttosto che riconoscerla in noi stessi, e questo solo per paura.
E’ molto più facile sentirsi parte integrante di un gruppo, perché in questo modo ci sentiamo meno fragili, e le nostre paure più profonde trovano in questa illusione un’oasi di pace.
Pertanto non te la prendere più di tanto figlio mio, coloro che ti giudicano oggi non hanno ancora osservato bene se stessi, e sono molto indietro rispetto a te sulla scala dell’evoluzione personale. Quando un dì riusciranno ad osservarsi con lo stesso senso critico che oggi usano per giudicare te, capiranno di non essere infine tanto diversi da chi giudicavano.

Nonostante le sagge parole della mamma il povero Sal si sentiva sempre più triste, forse se fosse stato un’alga invece che un pesce avrebbe sofferto molto meno di come invece soffriva.

Nel suo cuore c’era una fiammella eternamente accesa, ed era quella luce che lo spingeva ad uscire da quel buio degli abissi in cui viveva, ma nessuno lo avrebbe mai potuto capire.

Un giorno particolarmente buio il giovane pesce salutò idealmente il suo mondo, al quale ormai non si sentiva più legato, e incominciò a nuotare verso quella luce che filtrava sopra il mare. Giunto a pelo d’acqua si fermò per un attimo e gli ritornarono alla mente le parole degli anziani :

Salomone ascolta, solo pochi sprovveduti hanno superato il confine tra il mondo inferiore e il mondo superiore, e chi lo ha fatto non è più tornato a raccontarlo.

Ma Sal era disperato e senza pensarci su due volte saltò fuori dall’acqua, trovandosi a volare leggero nell’aria limpida e luminosa del giorno. Pochi istanti di quella visione di luce e cielo gli diedero un’energia mai provata prima, si sentì immerso completamente nell’amore. Nel ricadere in mare con gli occhi colmi di lacrime di gioia, Sal decise di raccontare agli anziani cosa aveva visto, e con entusiasmo descrisse tutte le bellezze che aveva potuto osservare, raccontò che al di sopra del mare c’era un altro mondo pieno di luce e aria respirabile, e che bastava solo crederci per rompere il sottile velo che divideva i due mondi. Gli anziani lo ascoltarono e poi decretarono che il giovane pesce era impazzito completamente, nessuno era mai tornato da lì per poterlo raccontare e poi dissero, ma giusto per accontentarlo:

Portaci un segno e ti crederemo.

Sal si sentì ancora più solo, in effetti si era sempre sentito come un pesce fuor d’acqua anche nel suo mondo, e ora che lo era davvero nessuno gli credeva. Risalì di nuovo sopra il livello del mare: voleva portare agli abitanti degli abissi un segno tangibile della sua scoperta. Emerse con la testa dal mare e rivide quel meraviglioso panorama, un cielo immenso e luminoso tagliato di tanto in tanto dal volo di coloratissimi uccelli, e un sole splendente; la bellezza di quel luogo lo incantava ma non vi era nulla che potesse portare via, ciò che aveva trovato lì era l’armonia dell’anima. Mentre era preso e compreso dai suoi pensieri un uccello dalle larghe ali gli venne incontro chiedendogli perché fosse tanto triste, e il giovane pesce gli raccontò il suo dilemma. L’uccello sorrise dicendogli:

Se ho ben capito devi portare lì giù da Voi un segno dell’esistenza di questo mondo, altrimenti non ti crederanno mai. Ebbene non è poi tanto difficile: ci penserò io.

Il variopinto uccello si allontanò qualche minuto e poi tornò portando nel becco un ramoscello che consegnò a Sal dicendo:

Questo frutto cresce solo in questo luogo, nessuno potrà mai obiettarti la sua origine, perché loro sanno che il ramo che porti nasce da un grande albero.

Sal sorrise felice e chiese all’uccello di che frutto si trattasse e l’uccello:

Il ramoscello che ti ho dato è di un albero di ulivo simbolo di pace, e di questa pace tu sarai messo. Va’ dagli anziani, loro sapranno riconoscerne il valore.

Il giovane pesce scese negli abissi portando con sé il ramoscello d’ulivo e lo consegnò agli anziani i quali, così come aveva detto l’uccello, non poterono più dubitare della sua buona fede. Sal non si sentì mai più come un pesce fuor d’acqua, e neanche la sua comunità lo considerò più tale e da quel giorno nessuno più usò la parola “diverso”, che venne abbandonata in luogo del suo secondo nome “normale”.

martedì 5 agosto 2008

La Carrozza dell'Amore

La Carrozza dell’Amore

Ci sono mezzi veloci per raggiungere mete che altrimenti sarebbero irraggiungibili.

Mezzi veloci?

Si carrozze che sanno far volar l’anima, e tu sei in una di quelle, non portare il timore in questo viaggio sarebbe un peso inutile, dai il via al tuo cocchiere e procedi nel tuo cammino, ricordi? Camminasti scalza per immensi spazi bui, trovasti poi le tue scarpe e il sollievo ti curò le profonde ferite, ma ora sei su una carrozza scortata e condotta.

Nemesi si voltò indietro a guardare e rivide, se stessa vestita da stracciona stanca e devastata, alzare una mano per salutarla, se stessa accarezzare un paio di scarpette sognate e sudate, e poi realizzò che era lei la meravigliosa creatura che era salita con eleganza su quella lussuosa carrozza.

Nemesi ora che il pregresso ha consolidato il pensiero del tuo presente, è giunto il momento di continuare il viaggio.

Ma tu chi sei , odo le tue parole ma non scorgo il tuo volto e neppure il tuo cuore, chi sei?

Chi sono tu lo sai da sempre, ma non osi confessartelo la tua umiltà te lo impedisce. Nemesi è giunto il tempo di partire, dai il via al tuo cocchiere.

Nemesi guardò l’uomo che stringeva le redini dei cavalli dicendo:

Buon uomo può anche partire.

Immediatamente la carrozza prese a muoversi, dapprima con movenze lente poi sempre più veloci, il terreno era disconnesso e Nemesi si sentiva sballottolare all’interno dell’abitacolo, ma immediatamente il suo ondeggiare divenne quasi impercettibile come se stessero scivolando su una seta. E Nemesi sorpresa chiese al suo cocchiere:

Buon uomo abbiamo intrapreso un sentiero meno disconnesso?

E fu la voce che le parlava da sempre a risponderle dicendo:

No Nemesi, non abbiamo intrapreso un sentiero, stiamo volando.

La donna fu doppiamente sorpresa nel realizzare che il suo cocchiere altro non era che la VOCE, e affacciandosi dal finestrino realizzò che stavano volando.

Sei sorpresa?

Aggiunse la voce.

Ma…ma…ma…

Nemesi non riusciva a concepire un pensiero, anzi ne aveva talmente tanti che le parole erano attaccate una all’altra senza riuscire ad uscirle dalla bocca. Decise di fermarsi un attimo sprofondando nel morbido schienale della carrozza, e quando ebbe ripreso il controllo della sua mente, disse:

Non capisco, ti prego fammi capire, è necessario che io sappia.

Nemesi il cammino compiuto ti ha innalzata oltre, ora ti saranno concessi gli onori che meriti.

Ti sto conducendo alla tua gloria, una festa meravigliosa ti attende.

Una festa per me? Per onorare me….?

Nemesi pianse tutte le lacrime che aveva nel cuore, era incredula e allo stesso tempo commossa nessuno l’aveva mai trattata con tanta reverenza. La carrozza si fermò morbidamente, e Nemesi si asciugò le lacrime non sapeva cosa o chi era lì ad attenderla.

Sei pronta Nemesi è giunto il momento.

Il cocchiere scese dalla carrozza, un brusio di voci riempiva l’aria di festa, e Nemesi sentiva voci, risate, mani che applaudivano, senza riuscire a trovare il coraggio d’affacciarsi dalla carrozza.

Ma la porta si spalancò lasciando entrare una luce meravigliosa all’interno dell’abitacolo e una mano nel fendere la luce si offrì a Nemesi per farla scendere. La donna accolse quella mano abbagliata dalla luce, scendendo con grande imbarazzo dalla carrozza.

Lentamente la luce divenne sostenibile e Nemesi vide, un lunghissimo tappeto rosso cosparso di fiori e tante persone che applaudivano sorridenti al suo cammino. La donna teneva stretta la mano al suo cocchiere per assicurarsi che continuasse ad esserle al fianco.

Non ti lascerò Nemesi ormai siamo insieme, puoi anche lasciarmi la mano, io camminerò con te ed in te per l’eternità.

Il tappeto congiungeva la carrozza ad un meraviglioso castello illuminato a festa, le grandi porte si schiusero al giungere di Nemesi, e la donna prese possesso di quella immensa dimora, che altro non era che il suo animo.